Stanza Città - Seconda
Dicembre 3, 2007 di raldo
Il melanconico tramonto inondava la stanza di una luce tenue e soffusa, mettendo in risalto le gialle tonalità degli oggetti, risalendo per un gioco di specchi fino al soffitto, a modo che si formassero nuovi e vivaci giochi di luce. Il cerchio nero dei vinili tappezzava le pareti e occupava buona parte della scrivania, della quale il legno crepava sotto l’inarrestabile opera delle termiti, che a lungo andare avevano esplorato persino i lievi solchi dei dischi.
Quel luogo magico, come eterno, aveva mantenuto nel tempo un ombra di nostalgia che lo rendeva alla vista fragile come una foglia secca, tant’era il tempo che non veniva abitato. Tal locale, accessibile solo attraverso tortuose vie quali possono essere una in disuso scala anti-incendio e un muro d’edera alto qualche metro, era il resto della vecchia panetteria di Viale dei Giardini, con annessa, la casa del Dottor Hill. E proprio in questa, i mobili e i vecchi oggetti risultavano un’istantanea della vita di tutti i giorni, abbandonata in fretta e furia per rincorrere sogni e speranze fulminee. Rimanevano quindi, polverosi libri mastri, armadi colmi di graziosi vestitini, giocattoli, attrezzature mediche:
solo, su uno sgabello in un angolo, un orsacchiotto senza bottoni.
