Raldo e… le Storie Tese
Gennaio 6, 2008 di raldo
“Certo che fa caldo qui dentro eh!” borbottò l’uomo col cappello, “tutto questo gas, sprecato per starsene a 20° in un sotterraneo.”. La sorta di atrio in cui l’uomo si trovava era spoglio ed era arredato solo con un mobiletto in legno che cercava d’esser scaffale e una stufetta a gas egoista d’ossigeno. Tale sgabuzzino, da sempre adibito a sala d’attesa, era ora abbellito da un relativamente piccolo calendario più foto che date, prodotto da una casa farmaceutica tipica, che non si esimeva dal mettersi a confronto con la natura selvaggia, così che sembrasse normale vedere una scimmia usare efferralgan o leggere le etichette della tachipirina cogliendole dagli alberi. Un tentativo peraltro vanificato dalla bianca presenza della parete sul quale era appeso, la quale ingigantiva oltre ogni misura i toni scuri della foto, risultando abbagliante agli occhi di un ospite.
L’accaldato figuro camminava avanti e indietro borbottando, aspirando a modo di un asmatico una pipa di legno intarsiata con decorazioni gotiche, che si confaceva perfettamente ai tratti lunghi e spigolosi di quel viso umano. Forma del viso, accentuata dai corti capelli che lasciavano spazio a una fronte spaziosa, conquistatrice in nome della calvizia precoce. Il fisico, apparentemente gracile dava man forte alla sopraccennata impressione di severità, testimoniata dagli impacciati movimenti delle gambe e del suo Fedora, per niente in tono con gli eleganti abiti che portava. [è il cappello ndr.]
Normalmente una così forte impazienza lascerebbe presagire che stesse aspettando da molto tempo, se non fosse che si era appena “accomodato”, perciò, non è difficile intuire quale fu la sorpresa dell’ aspettato nel vedere il cruccio sulla faccia dell’ospite. Scambiati alla porta i convenevoli tipici delle nuove conoscenze, i due si accomodarono nello studio affianco, l’uno su una girevole dietro la scrivania, l’altro su una comoda poltrona in pelle dirimpetto. “Vedo che non si fa mancare niente, commendator Fonseca” disse l’uomo, indicando col dito un 60″ appeso alla parete, estraneo quanto più non si può all’ufficio senza finestre del commendatore. “Cosa vuole? Sono gli accorgimenti che un uomo fa per isolarsi quanto meglio dal mondo esterno.” “Davvero?” soggiunse l’altro. “Non le bastano quattro ville a consentirle un po’ di relax? E’ costretto a rifugiarsi qui sotto? A me avevano detto che lei era bizzarro, ma fino a questo punto?”
A queste parole un espressione apprensiva comparve sul volto di Fonseca che intanto si accingeva a rovistare un cassetto dietro la scrivania. “Beh De Balsa, ognuno ha le sue piccole manie. Lei non ne ha?” “Per quanto mi riguarda, io non le dò a vede…” ma non finì di pronunciarsi che subito l’uomo cadde a terra in preda a convulsioni di vario genere. Ancora risuonava il sibilo della freccia che l’aveva colpito nel petto.
“Lo ammetta di fronte alla morte De Balsa, lei è l’inventore di una storia falsa! Lei ha compromesso l’asta pubblica di quella miniera di Cobalto!” urlò il commendatore puntando la balestra scarica contro l’uomo.
“Si! Avrei fatto di tutto pur di evitare che l’onorevole spugna ci mettesse le mani!” “Allora ha fallito miseramente, perchè in verità, io sono Tonnati!”. “Luca, io sono tuo padre!”
“NOOOOOOOOO!” esclamò l’assassino in preda al rimorso mentre De Balsa esalava l’ultimo respiro…

Questo è molto interessante, grazie per avermelo chiesto.