Le cyclette sono stupide.
Gennaio 30, 2008 di raldo
Me corre, corre sempre, supera strade, montagne, chiese su camion, prelati cantanti. Me arriva in una qualche citta’ e persa la personalita’, entra bambino in un grande appartamento del palazzone piu’ vicino. Un’anziana signora mi apre la porta, l’ambiente e’ abbastanza scuro e c’e’ sentore di marrone detective. Sento e credo sia mia nonna. Mi offre dei plasmon, li accetto, e vedo mia madre appoggiata al tavolo.
Esco dalla cucina e trovo in una stanza trafficata da libri parlanti e macchinine telecomandate da Dio, Donato, assorto nel sistemare diverse pile di libri sistemati su un ripiano basso li’ affianco. Gli parlo, arriva mamma, discutiamo di automobili e della vineria.
Poi faccio l’impossibile, qualcosa che a priori dovrebbe detronizzare un sogno e che da sempre mi propongo di fare. Prendo una penna e mi scrivo cio’ che e’ accaduto sul braccio, con l’assurda consapevolezza di vivere un sogno. Parole confuse, sgraziate, sparite qualche istante dopo in un nuovo cambio di forma.
Sono di nuovo me, al che mi affaccio alla finestra, spicco un balzo e sono nel vuoto. Atterro integro, mi dirigo in una piazzetta, e’ li’ uno dei gruppetti gita di Nonna sta facendo merenda. C’e’ anche papa’. Mi informa che ha appena acquistato un fucile e una pistola da un marocchino quindi li proviamo in un vicolo. Veri, in occasione 3 ėuro l’uno. Giochiamo un altro po’ con delle spade laser che ha tirato fuori dal taschino. Piccolo diverbio, a me la bianca perche’ sono minorenne. Egli risale sul bus e rimanda lo scontro alla “festa di Donato”, ricorrenza della quale ripensandoci, date le armi, dovrebbe essere un massacro. O una gara di tiro alla supermucca
Comunque, nel traffico scatenato dal bus, acchiappo Nadia e la madre in una 127 autobianchi. Non ricordo cosa ci siamo detti, ma scrissi qualcosa sul braccio per ricordarlo
Il resto l’ho perso, come il braccio dal treno e le chiappe sul divano, distrattamente. Quel che e’ certo e’ che la festa di o da Donato, e’ stata come non me lo sarei mai aspettato. Con le palle sotto.
